Terzo Tempo. Intervista a Romeo Trionfo

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Romeo Trionfo. La tua ampia carriera cestistica inizia già all’età di 15 anni a Lumezzane. Passando poi nella Scavolini Pesaro, da Omegna a Vado Ligure, da Corato a Francavilla Fontana, da Cassino a Benevento. Insomma hai avuto modo di vedere il basket italiano dal nord al “sud”, dalla B1 alla C. Ad un passo dalla serie A, hai avuto modo di conoscere tante società e realtà. Quali sono le esperienze che custodisci con cura e che ti hanno segnato come giocatore professionista?

Si, è stato un lungo percorso che è iniziato da ragazzino. Vissuto con tanti sacrifici, soddisfazioni, delusioni, rimpianti, gioie e tant’altro. Tutte quelle componenti che la vita ti propone. Realtà che hanno arricchito me stesso. Chi più chi meno, chi nel bene e nel male mi hanno insegnato qualcosa. Ma più importante è l’aver conosciuto persone che ancora oggi sono miei amici e faranno sempre parte della mia vita.

In base alla tua esperienza che pensi dello scenario cestistico italiano degli ultimi anni?

Per quanto mi riguarda è cambiato molto, ma in maniera negativa. Soprattutto nei giovani non vedo più quella passione carnale che si respirava in passato. L’umiltà di ascoltare, osservare e imparare dagli allenatori e dai giocatori più esperti. Al giorno d’oggi la presunzione ha preso il sopravvento. Per non parlare della federazione italiana, che a causa delle regole assurde ha cambiato un po la visione di questo sport. Oggi gli Under sono tutelati. In passato noi giovani avevamo fame; bisognava conquistarsi ogni minuto in campo se si voleva giocare. È non è poco!

A gennaio, alla tua prima partita in casa Magic Team, abbiamo assistito alla partita più lunga di questo campionato: la vittoria contro Sarno, dopo ben due tempi supplementari. Hai subito dimostrato la tua indole da professionista. Quando sei arrivato a Benevento avevi aspettative diverse da come sono andate poi le cose? O avevi più o meno un quadro chiaro del girone e della situazione?

Sono arrivato a Benevento con le idee ben chiare. Coach Parrillo mi ha subito messo in chiaro la situazione e cosa si aspettava da me. Sono stato d’accordo con lui e ho cercato di applicarmi al massimo (non sempre). Il girone lo conoscevo già. Molte realtà le ho affrontate in passato, e sapevo quanto sarebbe stato difficile provare ad agguantare i play off. (Ho saputo solo due settimane che le prime tre squadre avrebbero disputato la post season ). Ma facendo un bilancio finale devo dire che sono stati tre mesi positivi, fatti da tante vittorie!

Dopo aver “ascoltato tutti i tuoi compagni di maglia” è emerso che il punto di forza vitale per questa squadra è sicuramente l’unione del gruppo, l’armonia dentro e fuori dal campo. È lo stesso per te?

L’armonia è molto importante. Come la stima e il rispetto per il proprio compagno di squadra, coach e società. Molte vittorie quest’anno sono arrivate appunto per questo.